HKmap-live-l-app-che-aiuta-le-proteste-di-honk-kong

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HKmap-live-l-app-che-aiuta-le-proteste-di-honk-kong

 

HKmap-live-l-app-che-aiuta-le-proteste-di-honk-kong . Oggi è acceso il dibattito politico e tecnologico a causa dell’app che supporta le rivolte degli abitanti di HK.

Negli ultimi mesi le rivolte di Honk Kong contro il governo Cinese stanno attirando l’attenzione pubblica di tutto il mondo.

In aiuto delle proteste, interviene un’app che permette di segnalare la posizione della polizia e degli interventi con i gas lacrimogeni.

Parliamo dell’app HKmap Live. L’applicazione è disponibile sia via web che sul Play Store .

L’app non è più presente sull’Apple Store dopo una recente richiesta del governo Cinese.

La HKmap-live-l-app-che-aiuta-le-proteste-di-honk-kong è una applicazione di croundsources che mappa in tempo reale gli avvenimenti durante le proteste.

HKmap-live-l-app-che-aiuta-le-proteste-di-honk-kong è composta da un team che a sua volta convoglia informazioni esterne ed interne. Il team di HKmap live è costituito da dei “runner”, “integrator” e “mapper”.

I runner sono coloro che girano il paese per raccogliere informazioni e comunicare alla base gli eventi. Segnalano cariche della polizia, spostamenti di folle ed eventuali violenze o abusi della polizia stessa.

Gli integrator provvedono a convogliare queste informazioni (provenienti anche dall’esterno ad esempio via telegram) e ad inviare il tutto agli sviluppatori che si occupano di aggiornare la mappa live (mapper).

Il team di HKmap-live-l-app-che-aiuta-le-proteste-di-honk-kong è sempre in cerca di nuovi collaboratori specialmente come “runner”. Il rischio per questi attivisti è comunque alto perchè in alcuni casi sono stati perseguitati ed inseguiti dalle autorità.

Recentemente il governo Cinese ha denunciato l’utilizzo illegale di quest’ APP. In alcuni casil’applicazione è stata utilizzata per preparare imboscate contro la polizia oppure per sfruttare luoghi di assenza della polizia per svolgere dei crimini.

Per questo motivo Pechino si è mossa chiedendo direttamente ad Apple la rimozione dell’APP nella versione iOS.

Dopo alcuni giorni di titubanza Apple ha accolto la richiesta motivandola con la violazione di alcune regole interne allo store e l’utilizzo improprio. Ovviamente HK non ha gradito la dismissione dell’app interpretando l’atto come un appoggio ai soprusi della Cina contro le libertà di Hong Kong.

La HKmap-live-l-app-che-aiuta-le-proteste-di-honk-kong dimostra come la tecnologia possa venire in aiuto di qualunque organizzazione e con qualunque scopo.

Trovate maggiori informazioni sui seguenti siti ufficiali:

103.hk

HKmap.live

 

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Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori ?

Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori ?

Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori ?

 

Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori ? La domanda con cui intitoliamo l’articolo è ricorrente per gli addetti ai lavori del settore informatico.

Ci si lamenta che l’Italia sia in crisi economica, che ci sia disoccupazione specialmente al sud . Tuttavia nel settore informatico c’è un fenomeno controverso. Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori .

Probabilmente il settore Information Technology è l’unico settore al mondo dove la domanda di specialisti è maggiore dell’offerta. Significa che i posti vacanti sono maggiori di chi cerca lavoro.

La questione inoltre non riguarda solo il mercato del lavoro dell’Italia. Ma anche dell’Europa e se vogliamo di tutto il mondo.

Com’è possibile quindi che le aziende abbiamo difficoltà ad assumere programmatori?

Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori ?

Proviamo a rispondere al quesito delineando la complessità della risposta.

Parliamo infatti di un settore altamente specialistico, un lavoro di concetto di alto livello.

La prima risposta che diamo è che fare il programmatore “non è affatto semplice”.

Oggi sono ricercatissimi i laureati in ingegneria informatica, informatica e i laureati nei percorsi legati all’ IT.

Tuttavia il numero dei laureati in queste discipline sono pochi. Specialmente rispetto alla domanda.

Studiare informatica non è per tutti. Svolgere il lavoro di sviluppatore software non lo è altrettanto.

Bisogna studiare anni, studiare discipline complesse come analisi matematica, fisica, algoritmi e strutture dati, ingegneria del software, matematica discreta, reti di calcolatori, probabilità e statistica ecc.

Si può studiare per una laurea triennale oppure proseguire per la magistrale. In totale possono passare 3, 4 ,5 o sei anni se si esce fuori corso.

Al termine degli studi però, non si è del tutto “autonomi” nel lavoro. E’ necessario un breve percorso di stage ed affiancamento. Il “mestiere” vero e proprio lo si apprende in azienda. Ma si continua a studiare.

Infatti le tecnologie sono in continua evoluzione. E’ un continuo mettersi alla prova e chi si ferma è perduto.

Negli ultimi anni sta aumentando l’interesse delle aziende verso i diplomati delle scuole superiori in ambito informatico. Perchè i laureati sono troppo pochi.

Tuttavia il livello di preparazione non è mai paragonabile ad un percorso universitario. Inoltre i ragazzi che si iscrivono agli istituti tecnici per “ragionerie programmatore” spesso non ha le idee chiare di cosa vorrà fare da grande. Molti non vorranno diventare sviluppatori. Forse perchè è un lavoro più complicato delle loro aspettative.

Oggi vediamo come l’informatica sia d’appertutto. E’ per questo che il mercato del lavoro è florido per chi lo cerca ma è diffcile per chi lo offre.

Nei prossimi 5-10 anni inoltre la diffusione del 5G, della robotica e dell’automazione industriale (industria 4.0) cancellerà lavori manuali che verranno sostituiti dalle macchine e dai software.

Chi dovrà progettare questi software? Gli sviluppatori.

Oggi, ogni attività, piccola o grande che sia, vede l’utilizzo di pc e di conseguenza di software.

Più complessa è l’attività, maggiore è il team di lavoro coinvolto in un’azienda. Più complesso sarà il software.

Dientro ad un programma software, ci sono i programmatori.

Se ci pensiamo, più passano gli anni, maggiore diventa la diffusione dei computer e dei software nella nostra vita quotidiana.

Gli smartphone hanno cambiato le nostre vite. Ma non dimentichiamo che tutte le famose “APP” sono dei software progettati da degli sviluppatori. (programmatori Android, iOS ecc.)

Aumentando la diffusione di questi strumenti, aumenta quindi la domanda di programmatori.

C’è poi negli ultimi anni un trend che riguarda le famose “start-up”. Le start-up sono aziende spesso a contenuto “innovativo” ma che praticamente nel 100% dei casi si basano su un software.

Quindi troviamo giovani neolaureati in materie che non centrano nulla con l’informatica, vincere un bando per avviare la loro “idea”. Un app che aiuta a fare questo o quest’altro. Un sistema web che stravolge il mercato o quel settore.

Tuttavia nel team di partenza mancano gli artefici principali. Gli sviluppatori.

Cosi i giovani imprenditori si mettono alla ricerca di programmatori, senza avere risorse da offrire e senza nemmeno conoscere il mercato. Si, perchè il programmatore oggi è merce ricercatissima.

Un altro caso, sono le aziende di consulenza di altro tipo (aziendale, marketing o ingegneristico) che dinanzi a richieste dei clienti, scoprono l’esistenza della consulenza informatica. Da qui si buttano su progetti ad alto rendimento economico senza avere al momento il personale competente. Cosa fanno? Si mettono in cerca di consulenti informatici. Ovviamente non ne trovano.

Ma cosa fanno allora le aziende per risolvere questo problema?

Due sono le soluzioni.

  1. Propongono contratti migliori a chi già lavora per cambiare azienda.
  2. Formano  da zero o quasi, giovani leve per poi assumere creando cosi le figure fin a quel momento “inesistenti”.

Pensate sia facile quindi?

Assolutamente no! No perchè è comunque molto difficile selezionare e trovare gente disposta a formarsi ad esempio su Java, o su SAP o sulla programmazione .Net (solo per citare alcuni esempi). Spesso si seleziona neolaureati da avviare ad una formazione. Ma sono pochi quelli “liberi” perchè la maggior parte ha già trovato impiego.

La scelta invece di fare offerte migliorative a gente che già lavora è comunque complesso.

Perchè infatti un programmatore dovrebbe cambiare azienda, o città se al momento si trova bene e non ha bisogno di cambiare? I soldi? Certo, ma non sempre sono sufficienti.

Le stesse aziende spesso non hanno il denaro necessario per convincere un programmatore a spostarsi.

Se ci soffermiamo poi sul fatto che tranquillamente uno sviluppatore potrebbe trovare ottimi stipendi all’estero…allora per le aziende italiane la competizione è già morta sul nascere. Si, perchè è risaputo che gli stidendi più alti per i programmatori sono fuori dall’Italia.

Restando su SAP, l’argomento aumenta di complessità perchè su questo ambito si ricercano figure verticali. Si intende non “puri informatici” ma spesso con una laurea in economia o in ingegneria per avviarli ad un lavoro prettamente da consulente informatico. E fidatevi che non è facile convincere un “economista” a convertirsi ad un mestiere nel settore IT. Spesso in contrasto con le sue aspettative di lavoro al momento di iscriversi all’Università.

Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori ? Abbiamo provato a riassumere il nostro punto di vista.

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Eroghiamo formazione per sviluppatori su varie tecnologie (Java, JEE, React, Android, Unity Data Science ecc.) e organizziamo corsi su SAP.

Potete visionare la nostra offerta formativa sul nostro sito www.innovaformazione.net e contattarci ad [email protected]

Per altre notizie o articoli sul mondo software potete visionare la sezione dedicata a questo LINK.

Se volete leggere articoli sul mondo SAP visionate questo secondo LINK.

 

Cos-e-il-repository-svn

Cos-e-il-repository-svn

Cos-e-il-repository-svn

Cos-e-il repository-svn? Se cercavate una risposta a questa domanda, molto probabilmente siete sviluppatori.

Oppure vi state approcciando al mondo della programmazione.

Si, perchè oggi utilizzare un “repository” è una questione non solo normale ma necessaria.

Cos-e-il repository-svn Un “repository” viene tradotto letterlamente come “deposito” o “ripostiglio”.

A livello tecnico lo si può considerare un ambiente di un sistema informativo fatto di sottosistemi. Il repository viene impiegato per modificare e salvare le singole strutture dati di un software. I singoli sottosistemi possono essere relativamente indipendenti in quanto interagiscono solo con il “repository”.

Si parla in questi casi di “versionamento”. Facciamo riferimento ai progetti di sviluppo software in cui il repository è lo strumento per gestire e salvare il codice sorgente e la documentazione tecnica.

In particolare si può gestire le diverse “release” ovvero le versioni del software.

Attraverso un sistema di versionamento gli sviluppatori possono quindi lavorare nello stesso tempo ad un progetto comune. Con il repository il team di sviluppatori “salva” il codice nel sistema che garantisce un’ottima gestione del lavoro complessivo.  Il repository è utile per controllare errori e risolvere bug. E’ utilizzato per “passare” il codice ad un collega.

Nelle attività di un repository si effettua un merge. Il merge è l’azione con cui si va ad unire i sorgenti di codice con le nuove modifiche.

Il caricamento delle modifiche locali sul repository (server) è chiamato “commit”.

Ogni commit andato a buon fine genera una nuova versione della revisione che aumeterà di una cifra partendo da zero.

Esistono repository centralizzati o a sistemi distribuiti.

Nei repository centralizzati il livello di “sicurezza” è più basso. Infatti può accadere che se due sviluppatori stanno modificando contemporaneamente lo stesso file, in mancanza di una gestione degli accessi, si corre il rischio di sovrascrivere o perdere le modifiche effettuate in quel momento.

Il blocco dei file e le utenze di accesso nei repository centralizzati evita conflitti di merge. Tuttavia se gli sviluppatori scavalcano il controllo di versione e modificano i file localmente si può incappare in problemi più seri.

I repository distribuiti permettono più modifiche simultanee.

Gli obiettivi di un sistema di repository sono:

  • tenere traccia di chi sta modificando e che cosa
  • “merge” delle modifiche (unione)
  • controllo eventuali conflitti
  • salvare una copia della precedente versione

 

SVN (Versione Control System) permette di gestire sorgenti con diversi linguaggi di programmazione. SVN è chiamato più comunmente “Subversion” (Apache Subversion).

Cos-e-il-repository-svn Qualunque server Subversion può ospitare sia sorgenti di linguaggi diversi ma anche documenti normali come guide, articoli o file musicali.

Il repository SVN non è un semplice strumento di archiviazione. Si tratta di uno strumento più ampio di gestione del lavoro degli sviluppatori poichè traccia le modifiche nel tempo individuando l’autore.

Subversion si basa sul concetto di copy-modify-merge. I file non vengono bloccati dal primo sviluppatore che lo apre.

Dando quasi per scontato che gli sviluppatori lavorino su parti diverse dello stesso file, si permette di operare contemporaneamente. Tuttavia al momento della “commit”, si attivano dei controlli di verifica sulle modifiche per rilevare eventuali conflitti. Se ne trova, Subersion avverte immediatamente lo sviluppatore e attiva e offre una serie di strumenti per risolverli.

Come possiamo facilmente immaginare, senza uno strumento di repositori come SVN Subervsion, il lavoro in team sarebbe molto difficile.

Un’altro strumento di versionamente che si sta diffondendo con un’ottima community è GIT.

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Per leggere altri articoli sull’ambito sviluppo software e mobile potete visionare questo LINK del nostro blog.

Missione-Bari-la-app-del-sindaco-De-Caro

Missione-Bari-la-app-del-sindaco-De-Caro

Missione-Bari-la-app-del-sindaco-De-Caro

Missione-Bari-la-app-del-sindaco-De-Caro . Appena terminate le elezioni non potevamo non scrivere un articolo sull’argomento. Per il Comune di Bari il sindaco uscente Antonio De Caro si è candidato riproponendosi vincendo in maniera netta le votazioni.

Nell campagna elettorale è emersa una interessante azione di marketing. Tra gli altri canali, oltre ai social, è stata sviluppata un’ APP Missione-Bari-la-app-del-sindaco-De-Caro.

Si tratta di un videogame divertente e distribuito su Google Play ed Apple Store.

Missione-Bari-la-app-del-sindaco-De-Caro è una sorta di “arcade” come direbbero in gergo gli appasionati.

Il protagonista del gioco è il sindaco di Bari Antonio De Caro. L’obiettivo del videogame è aiutare i cittadini a risolvere i problemi della città rispondendo ad alcuni quiz.

La Missione-Bari-la-app-del-sindaco-De-Caro , oltre ad essere uno strumento di marketing elettorale, vuole trasmettere i valori di civiltà e di buona convivenza. Inoltre nella versione “a punti” il giocatore può gareggiare con gli altri partecipanti cercando di ottenere più punti possibili interagendo e risolvendo i quiz.

L’app è stata sviluppata con Unity 3D, game engine e ambiente di sviluppo diffusissimo oggi per lo sviluppo sofware in ambito gaming. Se non sapete cosa sia Unity 3D vi invitiamo a leggere QUESTO nostro articolo.

Abbiamo intervistato lo sviluppatore Michele Facecchia che ha lavorato al progetto. Le informazioni che trovate di seguito sono emerse proprio dalla breve intervista.

Il tempo a disposizione per lo sviluppo è stato poco, circa 3 settimane. Le potenzialità di Unity e la collaborazione con dei modellatori 3D hanno permesso di realizzare il tutto in poco tempo.

Le struttre grafiche del Petruzzelli e del Tetro Margherita sono state modellate con i software Rinoceros e Maya 3D.

E’ stato svolto anche un lavoro di audio editing con musiche e suoni utilizzando Adobe Audition. Illustrator e Photoshop sono stati utilizzati invece per i ritocchi delle immagini.

Al momento il gioco permette di “perlustrare” solo il centro di Bari e una zona circoscritta.

Durante l’intervista lo sviluppatore ha dichiarato di voler apportare miglioramenti grafici e di estendere il gioco ad altre zone della città di Bari. Con questa prospettiva l’idea sarebbe di creare dei livelli di gioco da sbloccare al raggiungimento di un punteggio. Ogni livello permeterrebbe di passare a quartieri diversi.

L’idea del videogames è molto simpatica e creativa. Anche il messaggio di “civiltà” è un vero e proprio invito alla cittadinanza.

Il Sindaco De Caro qui si rende protagonista di una vera e propria “Missione Bari” per amministrare la città.

Sotto riportiamo il video (fonte Repubblica.it) .

Oltre alla voce del Sindaco sono ritratte delle voci dei passanti. Queste voci sono di Dante Marmone e Tiziana Schiavarelli, attori comici del panorama Barese.

Come sottolineato dallo stesso sviluppatore, il videogame ritrare anche gli usi e i costumi dei baresi. Un esempio è un personaggio che “arriccia (sbatte) i polpi”.

A voi lasciamo i commenti “tecnici” e volendo sulla qualità del gioco. A noi in generale è piaciuto.

 

Innovaformazione, scuola informatica specialistica promuove la cultura digitale e lo sviluppo gaming con Unity 3D. Riportiamo il link al corso Sviluppatore Videogames con Unity 3D .

 

Click-to-pray-la-app-per-pregare

Click-to-pray-la-app-per-pregare

 

Click-to-pray-la-app-per-pregare

 

Click-to-pray-la-app-per-pregare. La tecnologia invade ogni campo oggi. Compresa la religione.

Se volete pregare in modo alternativo e perchè no, unirvi ad una community di fedeli, oggi c’è Click-to-pray-la-app-per-pregare .

Il Vaticano ed il Papa hanno ideato un’app per i suoi fedeli di tutto il mondo.

Disponibile per dispositivi Android e iOS , ClickToPray è l’APP per pregare con il Papa nei tempi moderni.

Principalmente, scaricando Click-to-pray-la-app-per-pregare si riceve ogni giorno tre spunti per pregare. Mattina, pomeriggio e sera. Cone le notifiche “push” l’utente riceve proprio gli inviti di preghiera e alla sera “l’esame di coscienza”.

L’app Click-to-pray-la-app-per-pregare è stata lanciata nel 2014 in Portogallo in lingua portoghese ottenendo velocemente 87.000 utenti in 138 paesi. Oggi la versione dell’app è anche in spagnolo, inglese, francese, tedesco, italiano e a breve sarà estesa al cinese e vietnamita.

L’idea del’app proviene dalla “Rete Mondiale di Preghiera del Papa” e dal “Meg“, Movimento Eucaristico Giovanile.

Lo sviluppo tecnologico invece è opera di un’agenzia di comunicazione spagnola (Barcellona): Lamachi.com

Click-to-pray-la-app-per-pregare si presenta come una sorta di social network verticale.

L’utente accede registrandosi e creando un proprio profilo personale. Anche il Papa ne ha uno su Click-to-pray-la-app-per-pregare .

L’interfaccia ha 4 sezioni principali più l’area “campagna di preghiera.

La sezione Prega con il Papa è l’invito mensile di Papa Francesco con un tema di preghiera specifico. Cliccando sul bottone “Click to Pray” si segnala di aver pregato.

Il calendario suddivide gli inviti di preghiera per il mattino, pomeriggio e la sera.

La sezione Prega in Rete consiste in una sorta di bacheca social dove gli utenti possono condividere la propria preghiera con possibilità di risposta.

L’ultima sezione Fai una Donazione permette l’invio di denaro come donazione.

Di seguito gli screenshot dell’APP provata da noi.

Il logo dell’app rappresenta una candela stilizzata con sfondo arancio. Classico oggetto presente in chiesa.

Maggiori dettagli e fonte su www.clicltopray.org/it

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Per altri articoli sul mondo mobile APP visitate la sezione del blog a questo LINK.

Data-Science-nel-calcio

Data-Science-nel-calcio

Data-Science-nel-calcio

 

Data-Science-nel-calcio. E’ possibile prevedere gli eventi sportivi con l’analisi dei big data? La risposta è si. Attualmente è non è più “in erba” e scusate il gioco di parole con il manto erboso del gioco del calcio.

Se siete troppo “freschi” di Data Science e non sapete cosa sia, allora consigliamo di leggere questi due nostri articoli:

Data Science Python VS R

Data Scientist VS Big Data Engineer

L’analisi dei dati (usando un temine generico e semplicistico), ha applicazione in qualcunque settore.

Lo sport ed il calcio non sono esclusi.

Gli Stati Uniti sono la culla di tutte le innovazioni tecnologiche. Non è da meno sul tema dei Big Data e Data Science.

Il sito FiveThirtyEight.com è una piattaforma di analisi dati e di previsioni nei settori più disparati. Diventato famoso per le sue previsioni sull’elezione Obama, ha di recente esteso le sue ricerche agli eventi sportivi.

Di seguito riportiamo la previsione di FiveThirtyEight circa classifica finale del campionto di calcio di Serie A. (fonte)

 

Vediamo come il 91% delle probabilità vede la Juventus vincitore dello scudetto. In realtà non ci voleva certo un Data Scientist per fare questa previsione, diremo noi! Il Napoli secondo in classifica con solo il 9% di possibilità di spuntarla quest’anno.

Ma come funzionano le previsioni? Data-Science-nel-calcio

Nate Silver (fondatore della piattaforma) e soci, assegnano ad ogni squadra un indice chiamato SPI (Soccer Power Index). A sua volta l’ SPI è costituito da i gol che la squadra segnerà  e subirà verosimilmente giocando con una squadra media in un campo neutro.

Il sistema viene aggiornato ad ogni sessione di calcio mercato utilizzando i dati messi a disposizione da Transfermarkt. Dopo di chè i Data Scientist simulano le partite più volte e simulano previsioni sui risultati di campionati, coppe e singoli match.

Le fonti di Big Data utilizzati da questi analisti sono presenti su questo LINK . Sempre in questa pagina viene spiegato con tecnicismi anche come lavora l’algoritmo per la previsione.

L’utilizzo di questi studi e di queste tecnologie sono disparati.

Pensiamo alle società di calcio che possono migliorare le performance di lavoro o studiare strategie di gioco.

Gli scommettitori possono sfruttare le previsioni per le loro puntate. I bookmakers a loro volta possono fissare le quote di vincita a seconda delle previsioni.

Intanto cresce la richiesta di figure informatiche specialistiche chiamate ad analizzare dati e creare algoritmi (Data Scientist).

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Nell’ambito Big Data abbiamo due corsi principali.

Corso Data Scientist con Python

Corso Big Data Engineer con Hadoop & Spark

 

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Rome Reborn: Roma Antica con la realtà virtuale

Rome Reborn: Roma Antica con la realtà virtuale

 

Rome Reborn: Roma Antica con la realtà virtuale

L’incontro tra Archeologia e Tecnologia determina un’applicazione (al momento solo desktop) che permette di rivivere gli ambienti di Roma Antica. Stiamo parlando di Rome Reborn.

Il progetto nasce nel lontano 1996 e vede al lavoro un team misto tra informatici e ricercatori universitari. Lo scopo è quello di ricreare la mappa di Roma Antica con una modalità tridimensionale della realtà virtuale.

Attraverso dei visori di VR (Oculus Microsoft o Htc VIVE) oppure attraverso le applicazioni desktop per Windows o Apple, è possibile “passeggiare” nell’Antica Roma” oppure sorvolare le ambientazioni come se fossimo a bordo di un drone.

L’applicativo è sviluppato con una serie di tecnologie. Parliamo di Unity 3D  ,3D Studio Max e Autocad. Il team non è molto vasto ma ci sono competenze tecniche di alto livello. In primis ci sono sviluppatori software (sviluppatori Unity 3d) e modellatori grafici.

Incuriositi, abbiamo intervistato il fondatore Bernie Frisher che ha riposto cosi ale nostre domande.

1) Avete  utilizzato per caso Unitu 3d per lo sviluppo del vostro prodotto?
RISPOSTA: Si, usiamo normalmente un workflow che va dall’Autocad a 3D Studio Max a Unity.
2)   Da quante persone è composto il vostro team tecnico e che skill hanno (quanti sviluppatori e quanti modellatori 3d)?
RISPOSTA: Il team tecnico e’ composto dei seguenti esperti:
–1 modellatore 3D per i palazzi
–2 modellatori 3D per i piccoli oggetti (ad esempio, statue)
–1 modellatore che si concentra sui textures
–2 programmatori Unity
3) Come mai  non  avete pensato alle versioni per Android e Mobile?
RISPOSTA: Ci abbiamo pensato e anche fatto alcuni tentativi da cui risulta che non e’ facile di convertire la piattaforma Unity da PC/VR ad Android o iOs. I nostri esperti lavoranno tutti a part-time e finora non hanno avuto disponibilita’ per risolvere i problemi presentati da Android e iOs. Pero’ e’ qualcosa che speriamo di risolvere nel 2019. Speriamo bene!
4) Quali sono i  vostri obiettivi futuri?
RISPOSTA: Innanzitutto, voremmo finire la presentazione della Roma antica, cioe’ creare altre 10-15 applicazioni per i monumenti principali ma anche per la vita quotidiana. Poi voremmo offrire nuovi elementi, incluso multi-player, free roaming per tutte le applicazioni (finora e’ offerto solo per l’app presentando la Basilica di Massenzio e Costantino), e dei NPC che rappresentano gi antichi romani con cui il nostro utente possa interagire. Ad esempio, l’utente potra’ imperare l’uso delli armi gladiatoriali e impegnarsi in una lotta contro sia il NPC sia un’altro utente in rete.  
Dopo aver finito la Roma antica (se si puo’ mai parlare di “finire la Roma antica” che e’ ovviamente una citta’ senza limiti), voremmo creare applicazioni analoghe per altre citta’ antiche molto importante ancora oggi tipo Atene e Gerusalemme.
Concludiamo il nostro articolo con questo video che fornisce solo un’idea della realtà virtuale realizzata da Rome Reborn. Rome Reborn: Roma Antica con la realtà virtuale

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Visitate:
Rome Reborn: Roma Antica con la realtà virtuale

Intelligenza artificiale applicata all’arte: ecco i primi dipinti

Intelligenza artificiale applicata all’arte: ecco i primi dipinti

 

Intelligenza artificiale applicata all’arte: ecco i primi dipinti

 

Intelligenza artificiale applicata all’arte: ecco i primi dipinti . Di rencente i TG hanno parlato di un dipinto venduto all’asta di New York (Edmond de Belamy battuto alla casa d’aste Christie’s) per 435 mila dollari.

Di per se la notizia non farebbe scalpore se l’autore del dipinto non fosse una “intelligenza artificiale”.

Negli ultimi anni l’uomo ha lavorato molto sull’applicazione della AI (Artificial Intelligence) in vari domini. L’arte è uno di questi e probabilmente è l’ambito più interessante.

Per intelligenza artificiale si intende un software in grado di apprendere dall’esterno e di adeguarsi in automatico. I Chatbot sono un primissimo esempio (ne parliamo in questo altro nostro articolo).

Negli ultimi anni alcuni centri di ricerca americani hanno applicato l’AI all’arte riscontrando una creatività  sottovalutata. Una macchina può dipingere un quadro?

La risposta è si!

Il quadro di cui abbiamo parlato all’inizio del nostro articolo è stato realizzato da un team di ricerca francesce chiamato Obvious.

I ricercatori Piere Frautrel, HugoCaselle-Duprè e Gauthier Vernier hanno realizzato un algoritmo chiamato GAN

(Generative Adversarial Network) ovvero una Rete Antagonista Generativa. Si tratta di un sistema che prevede una contrapposizione tra due reti neurali in modo tale che imparino da sole a fare qualcosa con uno scambio feedback reciproci.

Nella fattispecie il primo algoritmo ha l’obiettivo di analizzare centinaia di dipinti provenienti da un database predefinito (dipinti dal IIXX al XX secolo) per riprodurre uno nuovo come se a dipinderlo fosse una mano umana. Il secondo algloritmo ha la funzione di verifica, ovvero accertarsi se il dipinto fosse stato realmente realizzato da un uomo.

Lo scopo finale dell’algoritmo è ottenere un dipinto in grado di assomigliare a qualcosa effettivamente realizzato dall’uomo a tal punto da ingannare un’altra macchina che a sua volta verifichi l’autenticità.

Da qui è emersa la potente vena creativa dell’AI.

Lo scenario si fa interessante specialmente se si riscontra un valore di mercato elevato. Le case d’asta che valutano i dipinti “tradizionali”hanno sottovalutato i dipinti delle macchine. Anzi, le cifre raggiunte dal dipinto Edmond de Belamy hanno nettamente superato le previsioni degli esperti che valutavano circa 10.000 dollari l’opera d’arte.

Ora la sfida passa al livello etico si pone con un dubbio. Come e se considerare arte un’opera realizzata da una macchina?

In realtà la vendita a quelle cifre di un pezzo “artificiale” conferma la sottile linea di demarcazione tra opera umana e opera della AI.

Se vogliamo soffermarci sull’applicazione della AI nell’arte, vediamo come negli ultimi anni (dal 2016 e 2017) Google AI e la Rutgers University hanno presentato il concetto di CANs (Creative Adversarial Networks). Si tratta di un processo con cui una intelligenza artificiale può creare un’opera d’arte simile a quelle realizzate dall’uomo attraverso l’analisi di opere realizzate in passato. Di seguito troviamo un video sull’argomento.

 

Fino ad oggi comunque, l’intelligenza artificiale è stata già impiegata nell’arte ma per scopi di utilità e non creativi.

Facciamo riferimento a Smartify l’applicazione in grado di riconoscere l’autore dell’opera con il semplice inquadramento nella fotocamera dello smarpthone. Oppure parliamo di ArtBeamer, strumento per vendere e visionare i quadri grazie all’integrazione di realtà aumentata e intelligenza artificiale. iTPC, applicazione dei carabinieri per combattere i reati contro il patrimonio culturale e scoprire le opere rubate.

Oggi si supera il confine utilitaristico dell’intelligenza artificiale per sfociare nella creatività.

Avremo un futuro con macchine artisti come Van Gogh?

A voi  la risposta…

Innovaformazione, scuola informatica specialistica diffonde la cultura dell’information tecnology.

Nell’articolo di oggi abbiamo menzionato tecnologie assimilabili al Data Science, Machine Learning e AI. Ci occupiamo di formazione su queste tematiche.

Trovate di seguito il link al corso:

 

Data Scientist con Python

 

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Cosa è Xamarin?

Cosa è Xamarin?

 

Cosa è Xamarin?

Xamarin è un framework cross-platform per lo sviluppo APP mobile per Android, iOS e Windows. Si tratta di uno strumento per la programmazione di APP in un unico linguaggio (C# ambito Microsoft .Net). Si contrappone allo sviluppo nativo con Android Studio (Google Android) e X-code e Swift per iOS.

Xamarin nasce nel 2011 negli USA da una software house che lavora su di un progetto chiamato “Mono”. I fondatori sono Friedman e Icaza.  I due, essendo sviluppatori del mondo Microsoft .Net basano il loro software su C#. Si pongono le basi per creare un framework cross-platform ovvero Xamarin. L’obiettivo di  Xamarin è fornire agli sviluppatori uno strumento semplice e veloce per programmare applicazioni sulle diverse piattaforme (Android e iOS) basandosi su un unico linguaggio e garantendo prestazioni di APP native.

Basato su Mono e su C#, Xamarin permette di programmare in un linguaggio ad oggetti. Il progetto riscuote successo diffondendosi in tutto il mondo. Nel 2016 Xamarin attira l’attenzione di Microsoft che lo acquista.

Xamarin si compone di 3 elementi: Xamarin.Android, Xamarin.iOS e Xamarin.Forms.

I primi due, basati sulla libreria proprietaria MonoTouch, eseguono il wrapping delle API native in C# per lo sviluppo Android e iOS.

Xamarin.Forms si presenta come uno strato ulteriore al di sopra delle due precedenti permettendo la condivisione del codice.

Circa l’IDE , Xamarin è supportato da Visual Studio e Xamarin Studio. Come spiegato inizialmente si sviluppa in C#.

Perchè utilizzare Xamarin? (Cosa è Xamarin?)

Vantaggi. Sicuramente, bisogna considerare l’utilizzo di un unico linguaggio ad oggetti (C#) per sviluppare su tutte le piattaforme. In particolare è utile per i programmatori del mondo .Net. In questo modo hanno già il background necessario per sviluppare sul mobile.

Nella programmazione nativa (Android o iOS) è necessario imparare un altro linguaggio di programmazione, utilizzare un altro ambiente di sviluppo per cui tempi e costi per diventare produttivi sono necessariamente lunghi.

Non per nulla ci si specializza. Troviamo sviluppatori Android piuttosto che programmatori iOS (nativo) ; sviluppatori Ionic, sviluppatori Xamarin ecc.

In panoramica mostriamo una infografica sul cosa-e-xamarin è perchè utilizzarlo. (Fonte)

 

Xamarin inoltre permette di sviluppare App con User Interface nativa per il singolo sistema operativo (Android, iOS, Windows). Il codice è riutilizzabile.

Una pecca riguarda le modifiche e la compilazione del progetto. Infatti per ogni successiva modifica sul codice, è necessario compilare nuovamente il pacchetto.

Quest’ultimo aspetto invece è “risolto” in React Native. Si tratta di un altro moderno framework proveniente dal Facebook Lab, utilizzato per il mobile. In questo caso si programma in Javascript e React (libreria Javascript anch’essa proveniente da Facebook).

Altre notizie sul mondo APP mobile le trovate nell’apposita sezione del nostro BLOG.

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Dog Health: l’app per la salute del cane

Dog Health: l’app per la salute del cane

Dog Health: l’app per la salute del cane

Se siete appassionati di cani e se ne avete uno, vi servirà un’applicazione che vi aiuti nel gestire la vita del vostro animale domestico.

Oggi parliamo di “Dog Health: l’app per la salute del cane” .

Disponibile sia per dispositivi Android che iOS,  Dog Health: l’app per la salute del cane si presenta come un’applicazione semplice ed utile.

Cosa serve a chi ha un cane in casa?

Chi è proprietario di un cane avrà bisogno di annotare i vaccini,  di seguire il stato di salute dell’animale , di controllare i veterinari disponibili in zona in caso di emergenze e molto altro.

Tutto questo lo troviamo in un’applicazione scaricabile dai seguenti link sua per Android e per iPhone .

Abbiamo intervistato lo sviluppatore Luca Biasotto che con gentilezza ha risposto alle nostre domande e curiosità.

L’applicativo Dog Health: l’app per la salute del cane è infatti realizzata da un’unica persona che attualmente gestisce sia la versione iOS che la versione Android.

Mosso dalla passione per i cani (è proprietario di un Jack Russel), lo sviluppatore ha realizzato entrambe le app in ambienti nativi. Quindi lo sviluppatore è skillato sia su Swift/Objective-C che su Android e Java. Ogni app è praticamente sviluppata seguendo le linee guida di Google e di Apple utilizzando per ciascuno i propri ambienti di sviluppo e linguaggi differenti.

La funzione che recupera i dati dei veterinari è realizzata lato server con Google AppEngine .

Attualmente l’interfaccia grafica contiene il moderno “material design” per restare al passo con i tempi. Tuttavia è stata concepita quando ancora non esisteva questa tipologia di interfaccia.

Il design come i loghi e le icone sono state realizzate “in casa” quindi senza l’intervento di un professionalista dedicato. Tuttavia lo sviluppatore si è fatto aiutare ricevendo consigli da alcuni designer.

La caratteristica che ci ha meravigliato riguarda la provenienza degli introiti e la provenienza degli utenti.

Infatti, molti sviluppatori conoscono i sistemi di pubblicità che permettono di inserire dei banner per guadagnare con i click che generano i banner stessi. In questa applicazione però non ve ne sono.

I guadagni provengono dagli acquisti “in-app”. Si tratta di alcune funzioni aggiuntive che si pagano durante l’utilizzo.

Ad esempio troviamo una funzione che permette di monitorare lo stato del cane ed il suo peso durante la sua vita.

Questo dimostra come una pur minima strategia di marketing per le app è indispensabile.

Per quanto riguarda i paesi di provenienza degli utenti, troviamo questa classifica:

  • Stati Uniti 15’000 utenti  – 23%
  • Italia 12’000 utenti – 20%
  • India 3’500 utenti – 5%
  • Brasile
  • Spagna
  • UK
  • Francia

Per alcuni paesi mancano dati certi quindi viene difficile riportare le cifre. Tuttavia la classifica pone i paesi in ordine decrescente.

Gli Stati Uniti si aggiudicano la vetta degli utenti con maggior utilizzo ma al secondo posto c’è l’Italia.

L’India, nazione con milioni di abitanti e con un alto tasso di penetrazione mobile, va al terzo posto.

Secondo noi, molto influisce sia sulla “cultura canina” di ciascun paese e molto la popolazione in sè.

Questo dimostra come un prodotto APP ben fatto e con non troppa concorrenza, può penetrare i mercati di tutto il mondo con discreto successo.

Per realizzare un’app del genere secondo noi servono alcuni ingredienti indispensabili. Le competenze tecniche da sviluppatore, la passione per il proprio lavoro e la passione nel portare avanti un progetto personale.

La parola passione non l’abbiamo scritta tre volte a caso!

Un strategia di mercato e di marketing ha poi reso quest’app un canale di instroiti da non sottovalutare. Per questo troviamo anche le giuste soddisfazioni per chi l’ha realizzata.

Per altre notizie sul mondo APP potete visionare i nostri articoli da QUESTO LINK.

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