Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori ?

Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori ?

Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori ?

 

Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori ? La domanda con cui intitoliamo l’articolo è ricorrente per gli addetti ai lavori del settore informatico.

Ci si lamenta che l’Italia sia in crisi economica, che ci sia disoccupazione specialmente al sud . Tuttavia nel settore informatico c’è un fenomeno controverso. Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori .

Probabilmente il settore Information Technology è l’unico settore al mondo dove la domanda di specialisti è maggiore dell’offerta. Significa che i posti vacanti sono maggiori di chi cerca lavoro.

La questione inoltre non riguarda solo il mercato del lavoro dell’Italia. Ma anche dell’Europa e se vogliamo di tutto il mondo.

Com’è possibile quindi che le aziende abbiamo difficoltà ad assumere programmatori?

Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori ?

Proviamo a rispondere al quesito delineando la complessità della risposta.

Parliamo infatti di un settore altamente specialistico, un lavoro di concetto di alto livello.

La prima risposta che diamo è che fare il programmatore “non è affatto semplice”.

Oggi sono ricercatissimi i laureati in ingegneria informatica, informatica e i laureati nei percorsi legati all’ IT.

Tuttavia il numero dei laureati in queste discipline sono pochi. Specialmente rispetto alla domanda.

Studiare informatica non è per tutti. Svolgere il lavoro di sviluppatore software non lo è altrettanto.

Bisogna studiare anni, studiare discipline complesse come analisi matematica, fisica, algoritmi e strutture dati, ingegneria del software, matematica discreta, reti di calcolatori, probabilità e statistica ecc.

Si può studiare per una laurea triennale oppure proseguire per la magistrale. In totale possono passare 3, 4 ,5 o sei anni se si esce fuori corso.

Al termine degli studi però, non si è del tutto “autonomi” nel lavoro. E’ necessario un breve percorso di stage ed affiancamento. Il “mestiere” vero e proprio lo si apprende in azienda. Ma si continua a studiare.

Infatti le tecnologie sono in continua evoluzione. E’ un continuo mettersi alla prova e chi si ferma è perduto.

Negli ultimi anni sta aumentando l’interesse delle aziende verso i diplomati delle scuole superiori in ambito informatico. Perchè i laureati sono troppo pochi.

Tuttavia il livello di preparazione non è mai paragonabile ad un percorso universitario. Inoltre i ragazzi che si iscrivono agli istituti tecnici per “ragionerie programmatore” spesso non ha le idee chiare di cosa vorrà fare da grande. Molti non vorranno diventare sviluppatori. Forse perchè è un lavoro più complicato delle loro aspettative.

Oggi vediamo come l’informatica sia d’appertutto. E’ per questo che il mercato del lavoro è florido per chi lo cerca ma è diffcile per chi lo offre.

Nei prossimi 5-10 anni inoltre la diffusione del 5G, della robotica e dell’automazione industriale (industria 4.0) cancellerà lavori manuali che verranno sostituiti dalle macchine e dai software.

Chi dovrà progettare questi software? Gli sviluppatori.

Oggi, ogni attività, piccola o grande che sia, vede l’utilizzo di pc e di conseguenza di software.

Più complessa è l’attività, maggiore è il team di lavoro coinvolto in un’azienda. Più complesso sarà il software.

Dientro ad un programma software, ci sono i programmatori.

Se ci pensiamo, più passano gli anni, maggiore diventa la diffusione dei computer e dei software nella nostra vita quotidiana.

Gli smartphone hanno cambiato le nostre vite. Ma non dimentichiamo che tutte le famose “APP” sono dei software progettati da degli sviluppatori. (programmatori Android, iOS ecc.)

Aumentando la diffusione di questi strumenti, aumenta quindi la domanda di programmatori.

C’è poi negli ultimi anni un trend che riguarda le famose “start-up”. Le start-up sono aziende spesso a contenuto “innovativo” ma che praticamente nel 100% dei casi si basano su un software.

Quindi troviamo giovani neolaureati in materie che non centrano nulla con l’informatica, vincere un bando per avviare la loro “idea”. Un app che aiuta a fare questo o quest’altro. Un sistema web che stravolge il mercato o quel settore.

Tuttavia nel team di partenza mancano gli artefici principali. Gli sviluppatori.

Cosi i giovani imprenditori si mettono alla ricerca di programmatori, senza avere risorse da offrire e senza nemmeno conoscere il mercato. Si, perchè il programmatore oggi è merce ricercatissima.

Un altro caso, sono le aziende di consulenza di altro tipo (aziendale, marketing o ingegneristico) che dinanzi a richieste dei clienti, scoprono l’esistenza della consulenza informatica. Da qui si buttano su progetti ad alto rendimento economico senza avere al momento il personale competente. Cosa fanno? Si mettono in cerca di consulenti informatici. Ovviamente non ne trovano.

Ma cosa fanno allora le aziende per risolvere questo problema?

Due sono le soluzioni.

  1. Propongono contratti migliori a chi già lavora per cambiare azienda.
  2. Formano  da zero o quasi, giovani leve per poi assumere creando cosi le figure fin a quel momento “inesistenti”.

Pensate sia facile quindi?

Assolutamente no! No perchè è comunque molto difficile selezionare e trovare gente disposta a formarsi ad esempio su Java, o su SAP o sulla programmazione .Net (solo per citare alcuni esempi). Spesso si seleziona neolaureati da avviare ad una formazione. Ma sono pochi quelli “liberi” perchè la maggior parte ha già trovato impiego.

La scelta invece di fare offerte migliorative a gente che già lavora è comunque complesso.

Perchè infatti un programmatore dovrebbe cambiare azienda, o città se al momento si trova bene e non ha bisogno di cambiare? I soldi? Certo, ma non sempre sono sufficienti.

Le stesse aziende spesso non hanno il denaro necessario per convincere un programmatore a spostarsi.

Se ci soffermiamo poi sul fatto che tranquillamente uno sviluppatore potrebbe trovare ottimi stipendi all’estero…allora per le aziende italiane la competizione è già morta sul nascere. Si, perchè è risaputo che gli stidendi più alti per i programmatori sono fuori dall’Italia.

Restando su SAP, l’argomento aumenta di complessità perchè su questo ambito si ricercano figure verticali. Si intende non “puri informatici” ma spesso con una laurea in economia o in ingegneria per avviarli ad un lavoro prettamente da consulente informatico. E fidatevi che non è facile convincere un “economista” a convertirsi ad un mestiere nel settore IT. Spesso in contrasto con le sue aspettative di lavoro al momento di iscriversi all’Università.

Perche-le-aziende-non-trovano-programmatori ? Abbiamo provato a riassumere il nostro punto di vista.

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